PER PROPRIICEZIONE SI INTENDE la capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei propri muscoli, anche senza il supporto della vista. La propriocezione assume un’importanza fondamentale nel complesso meccanismo di controllo del movimento.

Si capisce quindi quanto questa capacità possa essere determinante nel camminare e nella corretta postura del nostro corpo intero.

i piedi possono essere considerati “organi sensoriali” in quanto è sia un effettore sia un ricettore ossia riceve ed esegue dei comandi (risposta motoria), tramite i muscoli e nel contempo interagisce col resto del corpo sia attraverso il sistema miofasciale sia fornendo costanti informazioni provenienti dagli esterocettori cutanei presenti sulla sua pianta e dai propriocettori dei suoi muscoli, tendini e articolazioni. Gli esterocettori cutanei del piede sono ad alta sensibilità (0,3 g) e rappresentano l’interfaccia costante tra l’ambiente e il sistema tonico posturale o dell’equilibrio. Le informazioni plantari infatti sono le uniche a derivare da un recettore sensoriale fisso a diretto contatto col suolo. Il riflesso plantare(flessione delle dita al graffiamento della pianta), legato alle stimolazioni cutanee della pianta del piede, è in grado di attivare e modulare riflessi molto complessi con funzioni posturali di notevole importanza. Pertanto il piede è considerato il principale organo di senso e di moto antigravitario del corpo umano, come si denota nelle rappresentazioni motorie e sensitive dell’ homunculus.

Per questo motivo il piede, nelle popolazioni dei paesi sviluppati che vivono su un terreno poco fisiologico quale è il terreno piano, è normalmente l’origine dello squilibrio posturale. Nello stesso tempo esso è anche l’elemento adattativo che tampona, meglio che può, gli squilibri alti, in genere discendennti dall’ apparato stomatognatico (denti e articolazione temporomandibolare), dagli occhi, dal vestibolo, cicatrici e problemi viscerali.

I plantari Ergonomici Propriocettivi sono volti a comunicare le informazioni “propriocettive” all’intero sistema posturale, aggiustando quindi la dinamica dell’appoggio e la funzionalità posturale. Questo tipo di plantari aiuta agendo nella riorganizzazione a livello neurologico, non solo attraverso la correzione meccanica.

La soletta propriocettiva agisce sui muscoli e precisamente sui fusi neuromuscolari innescando un riflesso “miotatico diretto” attraverso i muscoli plantari che sono l’entrata di una catena muscolare ascendente.Chiaramente gli spessori sono minimi perché superato un certo spessore incorriamo nell’innesco del riflesso “miotatico inverso” col risultato di rilassare il muscolo e di contrarre i suoi antagonisti.

Inoltre, non dobbiamo dimenticare il ruolo fondamentale della cute plantare che è paragonabile a una pedana dinamometrica bidimensionale e quindi ancora una volta si innescano con la nostra stimolazione propriocettiva altre informazioni attraverso recettori a lento, intermedio e rapido adattamento.

Tutte queste afferenze insieme a quelle delle articolazioni e dei muscoli arrivano al midollo spinale dove avviene la prima integrazione, dopodiché si ha la seconda integrazione a livello encefalico supportata dal supporto di strutture come il cervelletto, i gangli della base il nucleo rosso centrale, la sostanza reticolare, i nuclei striati ecc. Quindi una riattivazione di una catena muscolare che è rimasta inibita o comunque che non risponde in modo corretto. La stimolazione di determinati punti permette di correggere fisiologicamente la postura armonizzando globalmente, tramite il rinforzo del tono muscolare e della tensione delle fasce e dei legamenti.

Di solito i plantari o solette propriocettive hanno uno spessore di circa 2mm e vengono posti sotto specifici punti del piede, generando così dei cambiamenti nel sistema posturale ed eliminando anche eventuali conflitti articolari, tensioni muscolari, algie etc..

Il plantare di questo tipo lo si considera un plantare attivo che va a modificare le articolazioni al contrario di quello biomeccanico che invece è da considerarsi passivo, poiché una volta tolto si rientra nelle condizioni iniziali, senza alcuna variazione. La base concettuale da cui si parte è quindi quella di considerare il corpo nella sua Unità, nel suo funzionamento basato sull’inscindibilità di tutte le sue parti, che vengono viste come strettamente legate le une alle altre, a differenza invece dell’approccio biomeccanico che le analizza singolarmente e le considera nella loro individualità singola.

I materiali di solito sono costituiti da una base relativamente flessibile, da esigui spessori posti in determinati punti della pianta del piede, da uno stimolatore neuromuscolare e da un materiale di copertura; un plantare di semplice costruzione ma con a monte una visita posturale nella quale attraverso determinate valutazioni che non si limitano al piede ma che analizzano e inquadrano tutte le problematiche del corpo.